21enne. futuro fisico. semi-nerd. ex-autoproclamato fotografo. otaku per un buon 50%. vespa lover. pseudo alternativo. temibile pirata. il resto e' scritto nel blog.
Si prega i lorsignori utenti, che abbiano desiderio di commentare, di controllare che il cervello sia attaccato e il commento inerente al post, non del tipo "ciao come stai?" "buona giornata" "vienimi a trovare nel mio blog ^_^", NO! In caso contrario, il sottoscritto si avvale della liberta' di cancellare suddetti commenti senza previo avviso e magari anche di mandarvi a fa***lo. Ogni altro tipo di commento INTELLIGENTE e' ben accetto. Se non avete nulla da dire riguardo un mio post, semplicemente non commentate, non mi offendo mica. Come diceva qualcuno: "uomo avvisato... uomo avvisato."
Mi impegnero' a fare la stessa cosa nei vostri rispettivi blog. Fiducioso delle vostre capacita' intellettive e del vostro buon senso,
il proprietario.
P.S. E' un prodotto nocivo. Tenere fuori dalla portata dei bambini.
"Ed io godo ancor poco,
o greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
se tu parlar sapessi, io chiederei:
- Dimmi: perché giacendo
a bell'agio, ozioso,
s'appaga ogni animale;
me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale? -
Forse s'avess'io l'ale
da volar su le nubi,
e noverar le stelle ad una ad una,
o come il tuono errar di giogo in giogo,
piú felice sarei, dolce mia greggia,
piú felice sarei, candida luna."
(G. LEOPARDI, Canto Notturno di un Pastore Errante dell'Asia)
Ci sono momenti in cui vorrei essere un Digimon (solo perche' li preferisco ai Pokèmon), allora si' che sarebbe tutto piu' facile. Ma ho un cervello, e questo non e' che sia necessariamente un pregio.
Shinkeishitsu na boku no atama no naka ga
kore ijô naikurai
chirakatteta
ashimoto ni hi o tsukete
kaze no huku mama moyaseba
kemori ga machi o tsutsumi oosawagi
Itsu no hi ni ka kitto
subete no hito to wakari aeru
sonna yume o miteita
shônen are wa boku janai no ka
Mô ima wa dare hitori
boku o matomo ni yobanai
SIREN o kiki nagara
yatto wakatta
Yugan de shimatta no sa
kao mo sugata mo kokoro mo zenbu
yasashi kotoba datte
shitteita no ni omoi dasenai
Boku ga deteitta ato
machi ni heiwa ga modotta
zuibun nagai aida tanoshi katta
yume o miteta
mô kaeranai
Mamma: "Fabio non metterti le mutande vecchie !"
Io: "Mamma, tanto non me le vede nessuno le mutande."
Mamma: "Eh ma metti ti capita qualcosa e vai all'ospedale e ti devono spogliare, poi vedono le mutande vecchie !"
Io: "..."
Passando ad altro, ho completamente la per questo video (e anche per la canzone)
E per finire questo post totalmente inutile, una foto random fatta in quel di Castelpenoide mentre aspettavo il treno.
"Sono stati esaminati otto processi distinti, anche se tra loro collegati da un rapporto di causa-effetto, i quali minacciano di annientare non soltanto la nostra civiltà, ma addirittura l'umanità in quanto specie.
Tali processi sono:
1) La sovrappopolazione della terra che costringe ciascuno di noi a proteggersi in maniera 'disumana' dall'eccesso di contatti col prossimo, e che inoltre, a causa dell'ammucchiarsi di molti individui in poco spazio, favorisce direttamente l’agressività.
2) La devastazione dello spazio vitale naturale, che distrugge non soltanto l’ambiente esterno nel quale viviamo ma anche, nell’intimo dell’uomo, ogni rispetto per la bellezza e per la grandezza della creazione che lo sovrasta.
3) La competizione fra gli uomini, che promuove, a nostra rovina, un sempre più rapido sviluppo della tecnologia, rende cieco l’uomo di fronte a tutti i valori reali e lo priva del tempo necessario per darsi a quella attività veramente umana che è la riflessione.
4) La scomparsa di ogni sentimento ed emozioni forti, a causa di un generale rammolimento. Il progresso farmacologico e tecnologico favorisce una crescente intolleranza verso tutto ciò che provoca dolore. Scompare così nell’uomo la capacità di procurarsi quel tipo di gioia che si ottiene soltanto superando ostacoli a prezzo di dure fatiche. L'alternarsi deciso di gioia e dolore, voluto dalla natura, si riduce a oscillazioni appena percettibili che sono fonte di una noia senza fine.
5) Il deterioramento del patrimonio genetico. Nella civiltà moderna, se escludiamo 'il senso naturale della giustizia' e quel che resta del diritto tradizionale, non esiste alcun fattore che agisca in modo selettivo sull’evoluzione e la conservazione delle norme del comportamento sociale; e ciò sebbene se ne senta sempre più il bisogno a causa del continuo ampliamento della società. Non è da escludere che molti infantilismi, che fanno di buona parte dell’attuale gioventù contestatrice dei parassiti sociali, siano di origine genetica.
6) La tradizione demolita. Questo fenomeno è dovuto al fatto che si è giunti a un punto critico in cui la generazione dei giovani non riesce più a intendersi culturalmente con quella dei più anziani, né tanto meno a identificarsi con essa. I giovani trattano quindi i più anziani come un gruppo etnico estraneo verso il quale manifestano un odio di tipo nazionalistico. I motivi di questa mancata identificazione sono da ricercarsi soprattutto nella scarsità di contatti tra genitori e figli, che produce conseguenze patologiche fin dalla prima infanzia.
7) La maggiore disponibilità degli uomini all'indottrinamento. L’aumento del numero di individui uniti in un unico gruppo culturale, insieme col perfezionamento dei mezzi tecnici di persuasione dell’opinione pubblica, provoca una uniformità di idee quale non si era mai vista in nessun'altra epoca della storia. Inoltre, la capacità di suggestione esercitata da una dottrina ritenuta assolutamente vera cresce col numero dei suoi seguaci, forse addirittura in proporzione geometrica. Già oggi un individuo che si sottrae deliberatamente all’azione dei mass-media, per esempio la televisione, è considerato in molti luoghi un caso patologico. Tutti quelli che vogliono manipolare le grandi masse vedono di buon occhio questi effetti riduttivi della personalità. I sondaggi di opinione, la tecnica pubblicitaria e la moda abilmente orientata servono ai grandi industriali del mondo occidentale e ai funzionari di oltrecortina per conquistare lo stesso tipo di potere sulle masse.
8) Il riarmo atomico comporta per l’umanità dei pericoli che soo più facilmente evitabili di quelli rappresentati dai sette minacciosi processi sopra elencati.”
[Gli otto peccati capitali della nostra civiltà - Konrad Lorenz]
Non ho parole. Piu' che altro non ci sono parole, i fatti parlano da soli. C'e' chi dice che me la sono presa troppo e che ormai e' andata, ma la prospettiva di un futuro nero e senza speranze mi fa, scusate il termine, girare un po' i coglioni se penso che la colpa e' del mio stesso popolo. E pensare che la scelta non era difficile, persino mio padre che ha la terza media l'ha capito, persino io, che di politica non ho mai capito un tubo e di cui non mi sono mai interessato, mentre ora sono due giorni che non parlo d'altro coi miei compagni di corso. E non e' solo questo, ci sono altri problemi e altri pensieri che affollano la mia mente e ieri sera non mi facevano addormentare. Ma ai pensieri che ci tolgono il sonno, la notte e' indifferente. Dovrei solo smettere di pensare, ma e' impossibile, perche' quando si e' soli non si puo' far altro.
In compenso, ho capito d'amare il mondo.
"Lo stato attuale del sistema della natura consegue evidentemente da quello che esso era all'istante precedente e se noi immaginassimo un'intelligenza che ad un istante dato comprendesse tutte le relazioni fra le entità di questo universo, esso potrebbe conoscere le rispettive posizioni, i moti e le disposizioni generali di tutte quelle entità in qualunque istante del passato o del futuro. [...] Ma l'ignoranza delle diverse cause che concorrono alla formazione degli eventi come pure la loro complessità, insieme coll'imperfezione dell'analisi, ci impediscono di conseguire la stessa certezza rispetto alla grande maggioranza dei fenomeni. Vi sono quindi cose che per noi sono incerte, cose più o meni probabili, e noi cerchiamo di rimediare all'impossibilità di conoscerle determinando i loro diversi gradi di verosomiglianza. Accade così che alla debolezza della mente umana si debba una delle più fini e ingegnose fra le teorie matematiche, la scienza del caso o della probabilità."
"Nella seconda metà del ventesimo secolo noi non organizziamo sistematicamente la riproduzione; e il nostro sregolato capriccio non solo tende a sovrappopolare il pianeta, ma anche, sicuramente, a darci una maggioranza di umani di qualità biologicamente inferiore. Ai brutti tempi andati di rado sopravviveva un bambino che avesse qualche spiccato, anche lieve, difetto ereditario. Oggi invece, grazie all'igiene, alla farmacologia moderna e alla coscienza sociale, quasi tutti i bambini venuti al mondo con difetti ereditari giungono a maturità, e si moltiplicano. Date le condizioni oggi dominanti, ogni progresso della medicina sarà frustrato da un corrispondente aumento del tasso di sopravvivenza degli individui che dalla nascita portano con sé una qualche insufficienza genetica. Nonostante i nuovi farmaci meravigliosi, nonostante le cure migliori (anzi, in certi casi, proprio per via di queste cose), la salute fisica della popolazione media non migliorerà, anzi andrà peggiorando.
[...]
Intanto noi ci troviamo di fronte un fastidiosissimo problema morale. Noi sappiamo che la bontà dei fini non giustifica l'uso di mezzi cattivi. Ma che dire delle situazioni - così frequenti oggi - in cui mezzi buoni danno risultati finali che si rivelano cattivi?
Per esempio: andiamo in un'isola tropicale, con l'aiuto del DDT sterminiamo la malaria e, nello spazio di due o tre anni, salviamo centinaia di migliaia di vite. E' ovviamente un bene. Ma le centinaia di migliaia di esseri umani così salvati, e i milioni che da loro vengono al mondo, noi non possiamo vestirli, alloggiarli, istruirli, nemmeno nutrirli a sufficienza, con le risorse disponibili nell'isola. Non c'è più la morte rapida della malaria; ma la fame rende la vita insopportabile, il sovraffollamento diviene regola, la morte lenta per inedia minaccia tante vite di più."
[ALDOUS HUXLEY; Ritorno al Mondo Nuovo; Quantità, qualità, moralità]
"Si capisce. La felicità effettiva sembra sempre molto squallida in confronto ai grandi compensi che la miseria trova. E si capisce anche che la stabilità non è neppure emozionante come l'instabilità. E l'essere contenti non ha nulla d'affascinante al paragone di una buona lotta contro la sfortuna, nulla del pittoresco d'una lotta contro la tentazione, o di una fatale sconfitta a causa della passione o del dubbio. La felicità non è mai grandiosa."
[ALDOUS HUXLEY, Il mondo nuovo, cap. XVI]